martedì 12 febbraio 2013

La ballata delle rose di Angelo Poliziano



I' mi trovai, fanciulle, un bel mattino
di mezzo maggio in un verde giardino.

Eran d'intorno violette e gigli
fra l'erba verde, e vaghi fior novelli
azzurri gialli candidi e vermigli:
ond'io porsi la mano a còr di quelli
per adornar e' mie' biondi capelli
e cinger di grillanda el vago crino.

I' mi trovai, fanciulle...

Ma poi ch'i' ebbi pien di fiori un lembo,
vidi le rose, e non pur d'un colore;
io corsi allor per empir tutto el grembo,
perch'era sì soave il loro odore
che tutto mi senti' destar el core
di dolce voglia e d'un piacer divino.

I' mi trovai, fanciulle...

I' posi mente: quelle rose allora
mai non vi potre' dir quant' eran belle:
quale scoppiava della boccia ancora;
qual' erano un po' passe e qual novelle.
Amor mi disse allor: -Va', cò' di quelle
che più vedi fiorite in sullo spino.-

I' mi trovai, fanciulle...

Quando la rosa ogni suo' foglia spande,
quando è più bella, quando è più gradita,
allora è buona a mettere in ghirlande,
prima che sua bellezza sia fuggita:
sicchè, fanciulle, mentre è più fiorita,
cogliàn la bella rosa del giardino.

I' mi trovai, fanciulle...

ANGELO POLIZIANO

2 commenti:

  1. Magnifica ricercatezza di parole in un testo pur denso di significati allegorici!

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  2. Complimenti per questa tua raffinata scelta poetica, Luigina.

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