mercoledì 21 marzo 2012

IL GELSOMINO NOTTURNO di Giovanni Pascoli


IL GELSOMINO NOTTURNO



E s'aprono i fiori notturni,

nell'ora che penso a' miei cari.

Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:

là sola una casa bisbiglia.

Sotto l'ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala

l'odore di fragole rosse.

Splende un lume là nella sala.

Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.

La Chioccetta per l'aia azzurra

va col suo pigolìo di stelle.

Per tutta la notte s'esala

l'odore che passa col vento.

Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s'è spento...

E` l'alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l'urna molle e segreta,

non so che felicità nuova.


GIOVANNI PASCOLI

lunedì 19 marzo 2012

Mi ha assalito un’acre nostalgia di Yehuda Amichai



Mi ha assalito un’acre nostalgia,

come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe

tornare con chi la guarda, nella buona luce

della lampada.



In questa casa, penso a come l’amore

in amicizia muta nella chimica

della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena

vicini alla morte.

E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita

che piú non sperano di tessersi in altro ordito.



Giungono dal deserto voci impenetrabili.

Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo

e ci chiude

sotto la lampo di un grosso sacco di destino.



E il ricordo di un viso amato di ragazza

trascorre per la valle, come quest’autobus

notturno: molti

finestrini illuminati, molto viso di lei.



YEHUDA AMICHAI

domenica 11 marzo 2012

Lo spirito ha bisogno del finito di Maria Luisa Spaziani




Lo spirito ha bisogno del finito

per incarnare slanci d'infinito.

Parlo con l'angelo, e le tue braccia d'uomo

soltanto lo traducono ai miei sensi.



Dove comincia l'ala? Dove nascono

musiche di tamburi di tempesta?

Amarti è sprofondare, è una foresta

sfumante in cieli altissimi.



sabato 10 marzo 2012

In morte di Giulio Verne di Guido Gozzano


O che l'Eroe che non sa riposi

discenda nella Terra, o che si libri

per le virtù di cifre e d'equilibri

oltre gli spazi inesplorati ed osi



tentar le stelle, o il Nautilo rivibri

e s'inabissi in mari spaventosi:

Maestro, quanti sogni avventurosi

sognammo sulle trame dei tuoi libri!



La Terra il Mare il Cielo l'Universo

per te, con te, poeta dei prodigi,

varcammo in sogno oltre la Scienza.



Pace al tuo grande spirito disperso,

tu che illudesti molti giorni grigi

della nostra pensosa adolescenza.

martedì 6 marzo 2012

La grande gioia di Pablo Neruda


L'ombra che ho frugato ormai non mi appartiene.

lo ho la gioia duratura dell'albero,

l'eredità dei boschi, il vento del cammino

e un giorno deciso sotto la luce terrestre.

Non scrivo perché altri libri mi imprigionino

né per accaniti apprendisti di giglio,

bensì per semplici abitanti che chiedono

acqua e luna, elementi dell'ordine immutabile,

scuole, pane e vino, chitarre e arnesi.

Scrivo per il popolo per quanto non possa

leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.

Verrà il momento in cui una riga, l'aria

che sconvolse la mia vita, giungerà alle sue orecchie,

e allora il contadino alzerà gli occhi,

il minatore sorriderà rompendo pietre,

l'operaio si pulirà la fronte,

il pescatore vedrà meglio il bagliore

di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,

il meccanico, pulito, appena lavato, pieno

del profumo del sapone gua!derà le mie poesie,

e queste gli diranno forse: «E' stato un compagno».

Questo è sufficiente: questa è la corona che voglio.

Voglio che all'uscita di fabbriche e miniere

stia la mia poesia attaccata alla terra,

all'aria, alla vittoria dell'uomo maltrattato.

Voglio che un giovane trovi nella scorza

che io forgiai con lentezza e con metalli

come una cassa, aprendola, faccia a faccia, la vita,

e affondandovi l'anima tocchi le raffiche che fecero

la mia gioia, nell'altitudine tempestos

venerdì 2 marzo 2012

Poesia d'amore di Guillaume Apollinaire



La tromba suona e risuona

Suona, si spengono i fuochi.

Il mio povero cuore ti dono

Per uno sguardo dei tuoi begli occhi

Un solo moto della tua persona.



Sono le dieci, tutto è spento,

Ascolto russare la caserma,

Viene dal Nord il vento,

La luna mi fa da lanterna

Grida un cane alla morte il suo lamento.



La notte si consuma lenta lenta,

Rintoccano le ore lentamente

Tu che fai o mia bella indolente

Mentre vegliando il tuo amante

Ti sospira lontana e si tormenta?



E io cerco nel cielo stellato

Dove sono le stelle gemelle

Mio destino che al tuo è legato

Ma dove sono le nostre stelle?

O cielo, campo di grano incantato!



La notte si consuma dolcemente

Sereno alfine m'addormento.

I tuoi occhi che vegliano il tuo amante

Non sono forse, mia bella indocile,

Le nostre stelle del firmamento?