mercoledì 29 febbraio 2012

Il pioppo di Karlsplatz di Bertolt Brecht


 


Un pioppo c'è sulla Karlsplatz,

in mezzo a Berlino, città di rovine

e chi passa per la Karlsplatz

vede quel verde gentile .

Nell'inverno del Quarantasei

gelavano gli uomini, la legna era rara,

e tanti mai alberi caddero

e fu l'ultimo anno per loro.



Ma sempre il pioppo sulla Karlsplatz

quella sua foglia verde ci mostra:

sia grazie a voi, gente della Karlsplatz,

se ancora è nostra

giovedì 23 febbraio 2012

Eterno è il suo amore per noi di David Maria Turoldo


Poter dire anche noi, ognuno di noi:

egli si è degnato di chiamarci alla vita,

chiamando ciascuno per nome:

eterno è il suo amore per noi.

E ci ha dato una mente e un cuore,

e occhi e mani, e sensi;

e la donna ha dato a perfezione dell'uomo:

eterno è il suo amore per noi.

E pur se provati da mali e sventure,

potati come vigne d'inverno,

visitati dalla morte,...

almeno qualcuno riesca a dire:

eterno è il suo amore per noi.

Che tutti gli umiliati e offesi del mondo,

questo immenso oceano di poveri,

possano un giorno insieme urlare:

eterno è il suo amore per noi.

lunedì 20 febbraio 2012

Confidare di Antonia Pozzi


Ho tanta fede in te. Mi sembra

che saprei aspettare la tua voce

in silenzio, per secoli

di oscurità.



Tu sai tutti i segreti,

come il sole:

potresti far fiorire

i gerani e la zàgara selvaggia

sul fondo delle cave

di pietra, delle prigioni

leggendarie.



Ho tanta fede in te. Son quieta

come l'arabo avvolto nel barracano bianco,

che ascolta Dio maturargli

l'orzo intorno alla casa.

poesia di Antonia Pozzi

sabato 18 febbraio 2012

Poesia di George Byron



Quando lei passa nella sua bellezza


Come la notte in un cielo stellato

Tutto il meglio del buio e della luce

Bagna la sua persona ed i suoi occhi

Che sono così dolci a quella tenera

Luce negata al fulgore del giorno.

Soltanto un'ombra in più o un raggio in meno

Sciuperebbero in parte la grazia

Che ondeggia sulle sue trecce corvine

O tenuamente illumina il suo volto

Che si rivela preziosa dimora

Dei suoi sereni e soavi pensieri.

Sulla sua guancia, sulla sua fronte,

Così tenere e quiete ma espressive,

I colori, il sorriso seducente,

Confidano di giorni tesi al bene,

Della sua mente che con tutto è in pace

E del suo cuore che amando è innocente

Raccolgo la messe... di Daniel Varujan




Raccolgo la messe con la falce,

- La luna è la mia amata -

cammino di solco in solco.

- La mia amata è sposa di un altro -.

A testa nuda, scalzo,

- I venti sono dolci -

io vago fra i campi.

- I suoi capelli sono oceani -.

Grano e papaveri, piangendo di nostalgia,

- La pernice si lamenta -

ho legato con un nastro.

- Le sue mani sono tinte di henné -.

Dal cielo, sulle spighe,

- La stella filante è passata -

gocciolano le stelle l’olio consacrato.

- Il suo viso si è illuminato -.

Quanti covoni bagnati di rugiada,

- Il roseto è umido -

ho legato come giocando.

- Il suo seno è scoperto -.

Nel mio campo sono rimaste le stoppie,

- La luna se ne va -

con i covoni ho fatto una catasta.

- Il mio cuore è di fuoco -.

La mia falce ha colpito una pietra:

- La mia amata ha un amante -

dalla pietra è schizzata la quaglia.

- Il mio fegato sanguina -

lunedì 6 febbraio 2012

Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska

Lo chiamiamo granello di sabbia.

Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia.

Fa a meno di nome

generale, individuale,

instabile, stabile,

scorretto o corretto.



Non gli importa del nostro sguardo, del tocco

Non si sente guardato e toccato.

E che sia caduto sul davanzale

è solo un'avventura nostra, non sua.

Per lui è come cadere su una cosa qualunque,

senza la certezza di essere già caduto

o di cadere ancora.



Dalla finestra c'è una bella vista sul lago,

ma quella vista, lei, non si vede.

Senza colore e senza forma,

senza voce, senza odore e dolore

è il suo stare in questo mondo.



Senza fondo lo stare del fondo del lago

e senza sponde quello delle sponde.

Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.



Né al singolare né al plurale quello delle onde,

che mormorano sorde al proprio mormorio

intorno a pietre non piccole, non grandi.



E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo,

dove il sole tramonta non tramontando affatto

e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara.

Il vento la scompiglia senza altri motivi

se non quello di soffiare.



Passa un secondo.

Un altro secondo.

Un terzo secondo.

Ma sono solo tre secondi nostri.



Il tempo passò come un messo con una notizia urgente.

Ma è solo un paragone nostro.

Inventato il personaggio, insinuata la fretta,

e la notizia inumana.



domenica 5 febbraio 2012

La rosa di Gerico di Pietro Ondoli


Ne la landa desolata
e per l'arida petraia
dall'implacabile sol consunte
e dai miami del Morto mar
corrose e isterilite,
spunta talvolta un fiore,
ne l'ombra degli anfratti
la corolla luminosa
avida aprendo al sol nascente!

E' la rosa di Gerico ! ..
In breve l'indfuocato raggio
che purissimo dardeggia,
dissolve il fragil petalo odoroso
e spegne la calda sua luce
di fiamma viva !..
Vinta ripiega sullo stelo
la dolce rosa dalla vita breve,
confusa fra la terra brulla
dove il vento intossicaato
dell'Asfaltide mar
ogni vita distrugge !...

Ma il cammelliere esperto,
nelle lunghe giornate
dell'eterno vagare
sovra le sabbie ardenti,
quando sete e fatica
fan vacillar la speme,
cerca l'immortale amica! ..

La ritrova fra le rocce,
spogia di rosa senza vita,
fatta di poche foglie disseccate..
La toglie con amorosa cura
dal materno acre terreno
e in sen la pone con gran cura.
Altro dono non ha per
per l'amata in attesa
nel verde de l'oasi lontana !..

Ma quando alfin raggiunta
fuor della sabbia infinita
tra il mormorar giocondo
ha la fresca sorgente,
ne l'ombra dei cedri placidi
nascosta, allora, come a un rito,
pria delle labbra assetate
lancia nell'acqua il fiore !..

Come d'estate, per la finestra aperta,
l'aria frizzante
e la luce tinta d'aurora
fanno alla bella dormiente
schiudere gli occhi
e stendere le membra
nel felice risveglio
della giornata nuova,
così dalla fresca bevanda
avida sorbendo,
distende la rosa le morbide foglie,
aprendo i petali, ancor viva e bella,
all'immortal vicenda,
ad una vita nuova,
ripresa là, dove un dì fu spenta
come in un sogno
per troppo ardore ! ..

da La rosa di Gerico di Pietro Ondoli ed. I.C.I. anno 1953 PG. 9 e 10