martedì 22 febbraio 2011

Primavera nordica di Edith Södergran

Versi di Edith Södergran, la poetessa finlandese morta giovanissima (31 anni) nel 1923 straziata dal suo amore impossibile; s'intitola "Primavera nordica":




Tutti i miei castelli d’aria si sono sciolti come neve,

tutti i miei sogni defluiti come acqua,

di tutto ciò che ho amato mi rimane

un cielo azzurro e qualche pallida stella.

Il vento si muove piano tra gli alberi.

Il vuoto riposa. L’acqua è silenziosa.

Il vecchio abete sta sveglio e pensa

alla nuvola bianca baciata in sogno.





Seraut George Pierre La grande Jatte

domenica 20 febbraio 2011

Poesia malata di Vivian Lamarque

Rubens- Ritratto di Susanne Fourment


Ci deve essere un'epidemia
anche questa mia poesia appena nata
si è già bell'e malata.
Appena tu l'ha letta distaccatamente
senza fermarti e senza dirle niente
si è sentita girare un pò la testa si è appoggiata
si è svestita si è messa a letto
dice che è malata
ha guardato un pò le cose intorno distrattamente
poi ho chiuso gli occhi e non ha più detto niente
come Mimì finge di dormire
per poter con te sola restare
sta lì così senza dire niente
già così ridicola e disperata
appena appena nata.

dal libro Poesie 1972-2002 - Vivian Lamarque - ed. Oscar Mondadori

sabato 19 febbraio 2011

Pari a sé di G. Ungaretti

Vincent Van Gogh

Va la nave, sola
Nella quiete della sera.
Qualche luce appare
Di lontano, dalle case,
Nell'estrema notte
Va in fumo a fondo il mare.
Resta solo, pari a sé,
Uno scroscio che si perde...
Si rinnova...


dal libro Vita d'uomo di G. Ungaretti

lunedì 14 febbraio 2011

Emily Dickinson Dove navi di porpora oscillan dolcemente


"Dove navi di porpora oscillan dolcemente

su mari di giunchiglia,

dei marinai fantastici s'aggirano,

poi sul molo è silenzio!"




Emily Dickinson, poesia

Inverno di Miguel angel asturias

Inverno




In ginocchio tra vento, orma e levriero

corsi dietro di te, chiara presenza,

trascinato dal lampo di una stella

di senso in senso sino alla tua assenza.

Attraversasti, amore, gli egoismi

che con selce di lacrima ti svelo

sovrapponendo abissi dopo abissi,

nella mia solitudine di gelo.

Il grande ragno della pioggia fila

con acqua e vento leste ragnatele.

Cosa mai diverranno domattina?

Forse un vetro infrangibile, di certo

somigliante ai miei occhi ormai sereni

dopo aver pianto tutto ciò che ho perso.



(Miguel angel asturias, poeta guatemalteco morto a madrid nel 1974)

domenica 6 febbraio 2011

Il cielo di Wislawa Szymborska

Il cielo




Da qui bisogna cominciare: il cielo.

Finestra senza davanzale, telaio, vetri.

Un'apertura e nulla più,

ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,

né alzare la testa,

per osservare il cielo.

L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.

Il cielo mi avvolge ermeticamente

e mi solleva da sotto.



Persino le montagne più alte

non sono più vicine al cielo

delle valli più profonde.

In nessun luogo ce n'è più

che in un altro.

La nuvola è schiacciata dal cielo

inesorabilmente come la tomba.

La talpa è al settimo cielo

come il gufo che scuote le ali.

La cosa che cade in un abisso

cade da cielo a cielo.



Friabili, fluenti, rocciose,

infuocate ed eteree,

distese di cielo, briciole di cielo,

folate e cataste di cielo.

Il cielo è onnipresente

Perfino nel buio sotto la pelle.



Mangio il cielo, evacuo il cielo.

Sono una trappola in una trappola,

un abitante abitato,

un abbraccio abbracciato,

una domanda in risposta ad una domanda.



La divisione in cielo e terra

non è il modo appropriato

di pensare a questa totalità.

Permette solo di sopravvivere

a un indirizzo più esatto,

più facile da trovare,

se dovessero cercarmi.

Miei segni particolari:

incanto e disperazione.

venerdì 4 febbraio 2011

Il sangue e la luna di Yeats

PISSARRO - Ragazza con bastoncino

I
Sia benedetto questo luogo, e ancora
Più benedetta sia questa torre;
Una potenza arrogante e sanguinaria
Sorse da quella razza,
Esprimendola, e dominandola,
Simile a queste mura sorse
Da queste casupole battute dalla tempesta -
Nell'irrisione ho posto
Un emblema potente, e lo canto
Rima su rima
Nell'irrisione di un tempo
A metà morto in cima

II
La torre di Alessandro era un faro, quella di Babilonia
Un'immagine dei cieli in movimento, un giornale di bordo del viaggio del sole e della luna;
E Shelley aveva le sue torri, che egli una volta chiamò le coronate potenze del pensiero.

Dichiaro che questa torre è il mio simbolo; dichiaro
Che la sequenza di questa scala a chiocciola che si leva a spirale e s'avvita è la mia scala ancestrale;
Vi son saliti quel Goldsmith e il Decano, Berkeley e Burke.

Swift battendo il suo petto in sibillina frenesia accecato
Perché il cuore nel suo petto gonfio di sangue lo aveva trascinato giù nell'umanità,
Goldsmith deliberatamente suggendo al calice di miele del suo spirito,

E Burke dal capo altezzoso che dimostrò lo Statao essere un albero,
Che questo invincibile labirinto d'uccelli, secolo per secolo,
Na fa cadere che foglie morte sull'eguaglianza matematica;
E Berkeley nominato da Dio, che dimostrò tutte le cose essere un sogno,
Che questa assurda, pragmatica scrofa del mondo, con una figliata tutt'altro che solida.
Svanirebbe all'istante se lo spirito non mutasse il suo tema;

La Saeva Indignatio e il salario dell'operaio,
La forza che dà al nostro sangue e allo stato la magnanimità del proprio desiderio;
Ogni cosa che non sia Dio consumata dal fuoco dell'intelletto.

II
La purezza della luna senza nubi
Come un dardo ha scoccato il suo raggio
Sul pavimento. E sette secoli ormai sono passati,
Ed essa è pura, il sangue d'innocenza
Non ha lasciato macchia. Sulla terra sazia
Di sangue, il soldato, l'assassino e il carnefice,
Un giorno hanno sostato qui per l'obolo
Quotidiano, o con cieca paura o per un odio astratto,
E versarono sangue, ma non un solo getto
Potè lassù zampillare: un odore di sangue
Sulla scala degli avi! E noi che non versammo sangue
Dobbiamo qui raccoglierci e gridare
Con un fremito ebbro per la luna.

IV
Premono alla finestre splendenti o polverose,
Sembrano premere ai cieli inondati di luna,
Farfalle come tartarughe, farfalle come pavoni,
Due falene notturne se ne stanno sull'ala.
Ogni nazione moderna è forse simile alla torre,
A metà morta in cima? Non importa ciò che dissi,
Perché la saggezza è propria dei morti, qualcosa
Di incompatibile con la vita; e il potere,
Come qualsiasi cosa che abbia il colore del sangue,
E' propria dei vivi; ma nessun colore
Può giungere sul viso della luna
QUnado ho guardato in gloria da una nuvola.

da 33 poesie di Yeats - ed. Mondadori

giovedì 3 febbraio 2011

Dèmoni e meraviglie di Jacques Prevèrt

Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mar
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.

dal libro Per te amore mio di J. Prévert

mercoledì 2 febbraio 2011

Lettera dal balcone di Vivian Lamarque



Ti scrivo dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l'orto al sole di settembre
a mangare pane e olio e foglie piccole di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d'amore al sole
e carezzarti e baciarti un pò di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone
guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ha qualche pensiero triste
e due o tre sereni.

dal libro Poesie 1972-2002 di Vivian Lamarque - ed. Oscar Mondadori

martedì 1 febbraio 2011

Ogni parte aspira di Leonardo da Vinci

Papaveri ad Argentuil di Claude Monet

Ogni parte aspira di Leonardo da Vinci

Ogni parte aspira sempre

a congiungersi con l'intero

per sfuggire all'imperfezione;


L'anima sempre aspira

ad abitare un corpo

perché senza gli organi corporei

non può agire ne sentire.


Essa funziona dentro il corpo

come fa il vento

dentro le canne di un organo,

se una delle canne si guasta

il vento non produce più il giusto suono.