lunedì 31 gennaio 2011

Ritorna di Konstandìnos Kavafis


S.Andrea dello Jonio -


Ritorna spesso e prendimi,
amata sensazione ritorna e prendimi -
quando si redesta la memoria del corpo
e l'antico desiderio dinuovo si versa nel sangue:
quando le labbra e la pelle ricordano,
e le mani come se ancora toccassero.

Ritorna spesso e prendimi, la notte,
quando le labbra e la pelle ricordano...


dal libro Poesie d'amore di Kostandìnos Kavafis -ed.Passigli

domenica 30 gennaio 2011

Ninna nanna di William Blake



Dormi! dormi! bello splendore,
Sognando le notturne gioie;
Dormi! dormi! e nel tuo sonno
Adagio le penucce tue si sciolgano.

Fantolo dolce, nel tuo riso
Posso seguire tenui desideri,
Segrete gioie e segreti sorrisi,
Graziose piccole infantili astuzie.

Mentre palpo tenuissime tue membra,
Sorrisi come quelli del mattino sfuggono
Dalla tua guancia e dal tuo petto
Verso dove si fisserà il tuo cuore.

Le astuzie si insinuano leste
Nell'addormentato cuoricino.
Quando il tuo cuoricino sarà sveglio,
Tremendi in pezzi andranno i lampi,

Dalla tua guancia e dal tuo sguardo,
Sovra prossime messi giovanili.
Astuzie infantili, sorrisi infantili
Incantano di pace Cielo e Terra.

da Visioni di William Blake - ed.Oscar Mondadori

sabato 29 gennaio 2011

Il tuo cuore lo porto con me di Edward Estlin Cummings

Renoir - moulin_de_la_galette

Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde.,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.



Edward Estlin Cummings

giovedì 27 gennaio 2011

Un paio di scarpette rosse di Joyce Lussu

Un paio di scarpette rosse




C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Joyce Lussu (Firenze 1912 – Roma 1998) .

mercoledì 26 gennaio 2011

Il tuo sorriso di Pablo Neruda

Berthe Marie Pauline Morisot
In the Garden at Maurecourt   c. 1884



Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Pablo Neruda

martedì 25 gennaio 2011

Mi ha assalito un’acre nostalgia di Yehuda Amichai

Renoir, Fanciulle al piano


Mi ha assalito un’acre nostalgia,

come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce
della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che più non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo
e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus
notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.




di Yehuda Amichai, poeta israeliano morto nel 2000 a 76 anni, ritenuto uno dei maggiori poeti moderni.

lunedì 24 gennaio 2011

Canto I Paradiso di Dante Alighieri



La gloria di colui che tutto move

per l'universo penetra, e risplende

in una parte più e meno altrove.


Nel ciel che più de la sua luce prende

f'u' io, e vidi cose che ridire

né sa né può chi di là sù discende;


perchè appressando sé al suo disire,

nostro intelletto si profonda tanto,

che dietro la memoria non può ire...

dal "Paradiso" di Dante Alighieri

domenica 23 gennaio 2011

Alba di Giorgio Caproni


Amore mio, nei vapori d'un bar
nell'alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rinfresco anche l'occhio, ora nell'ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?...Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremito tra i denti, è forse
di tali ruote un'eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

dal libro Poesie di Giorgio Caproni

sabato 22 gennaio 2011

Gabbiani di Vincenzo Cardarelli



Non so dove i gabbiani abbiano il nido,

ove trovino pace.

Io son come loro

in perpetuo volo.

La vita la sfioro

com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch'essi amo la quiete,

la gran quiete marina,

ma il mio destino è vivere

balenando in burrasca.


Vincenzo Cardarelli

mercoledì 19 gennaio 2011

Per chi a lungo è stato nella città rinchiuso di John Keats

Per chi a lungo è stato nella città rinchiuso,
Dolce è la bella guardare e aperta
Faccia del cielo, una preghiera esalare
Nel sorriso schiuso del firmamento azzurro.
E chi più felice, quando con la pace nel cuore
Stanco gli è concesso in un piacevole
Recesso d'erba ondulata leggere una storia
Gentile d'amore e di languore?
Per poi, tornando a casa la sera, l'orecchio
Echeggiante Filomela, l'occhio
Teso alla corsa lucente d'una nube veleggiante,
Rimpiangere la brevità del giorno speso:
Come il passaggio della lacrima d'un angelo
Quando cade per il chiaro etere in silenzio.


poesia di John Keats


domenica 16 gennaio 2011

Il vento di Antonia Pozzi

Il vento s'accanisce a sgomberare
una via azzurra e madida per sole:
le nubi fanno ala, riluttanti,
con occhiatacce livide. Qui in basso,
l'erba folta si torce e si rovescia
in brividi d'argento; io sono immersa
nell'erba fino alle ginocchia: vedo
i brividi lanciarsi verso me; li sento
fluire nel mio sangue, pazzi, insani;
assotigliarsi tutti ansiosamente
in un fremito solo che ha il tuo nome.

Milano, 28 maggio 1929

poesia Il vento di Antonia Pozzi

sabato 15 gennaio 2011

I doni di Natale di Pina Marcati

Giù da le stelle del firmamento,
Con moto celere, spinti dal vento,
A la vigilia calano i doni
Pei cari bimbi studiosi e buoni.
E  i bimbi, in sogno, li vedon tutti....
Son tanti, tanti, son belli e brutti...
Cavalli, bambole, trombe, schioppetti,
Carrozze, treni, sciabole, elmetti:
Frutti canditi, dolci, torroni,
Un mondo, insomma, di ricchi doni,
Che ognun, svegliandosi, torva al mattino
Ne la scarpetta, al suo lettino.
Io dissi - ognuno - ma dissi male:
Perché non ridono tutti a Natale;
E voi, piccini, ben lo sapete,
Che il coricino gentile avete!
Vi son dei miseri fin da la culla,
Che sognan doni, ma non han nulla:
Che sognan vesti, scarpe, mantelli:
Perchè hanno freddo, son poverelli:
Degli indigenti negli ospedali,
Vi sono che lottano con tanti mali
E nei tuguri vecchi obliati,
Povere vedove, bimbi emaciati...
Pensate a tutti, buoni fanciulli,
A cui abbondano gioie e trastulli,
Fate elemosina d'un pò d'amore,
E assi più lieto ne avrete il core!
Fate che rapidi, spinti dal vento,
Giù da le stelle del firmamento,
Anche pei miseri, che pur son buoni,
Scendano, scendano copiosi i doni.

I DONI DI NATALE DI PINA MARCATI

martedì 11 gennaio 2011

Natale di Pina Marcati

Reca, o Natale sospirato e santo
Un pietoso conforto a l'ammalato,
Fa che al risveglio, nel tuo dì beato,
Non ti saluti con le ciglia in pianto.

Frena il rimorso al prigionier che geme
E un pò di tregua al suo soffrir tu dona,
Porti il tuo nome che di pace suona,
Al pentito suo cuor la dolce spema.

Il marinaio che lontan lontano,
Velegge audace sopra il mare infido,
Il saluto gentil del patrio lido
Deh, non attenda nel tuo giorno invano!

Vivo raggio di gioia a l'esul porti
L'aurora tua, Natale benedetto,
Sorridente l'accolga amico tetto
E un cor che lo comprenda e lo conforti.

Al buon soldato che la patria onora
Da la madre lontan, da la sorella,
Reca de' cari suoi lieta novella
Che trepidante ed impaziente implora,

Reca, o Natale sospirato e santo
Agli orfani, ai tapini, ai tristi, ai buoni
Di letizia e di pace i ricchi doni
E d'amor salga da ogni petto un canto.

domenica 9 gennaio 2011

A ME UN PAESE di DAVID MARIA TUROLDO



A me un paese di sole

una casa

leggera, un canto

di fontana giù

nel cortile.

E un sedile di pietra.

E schiamazzo di bimbi.

Un po' di noci

in solaio,

un orticello

e giorni senza nome

e la certezza

di vivere.



Poesia di David Maria Turolo - A me un paese

sabato 1 gennaio 2011

E' Dio e mi assomiglia di J.Paul Sartre



La Vergine è pallida e guarda il bambino.
Bisognerebbe dipingere sul suo viso,
quella meraviglia ansiosa che non è apparsa
che una sola volta su un volto umano.
Perchè il Cristo è il suo figlio,
la carne della sua carne e frutto del suo ventre.
Lo ha portato nove mesi in se stessa e gli darà il seno
e il suo latte diverrà il sangue di Dio.
In alcuni momenti la tentazione è così forte
che dimentica che è il figlio di Dio.
Lo stringe nelle sue braccia e gli sussurra “Piccolo mio”.
Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa:
Dio è là, e viene presa da uno sgomento religioso
per questo Dio muto,
per questo bambino che in un certo senso mette paura.
Tutte le madri sono un po’ frastornate, per un attimo,
davanti a questo frammento ribelle della loro carne
che è il loro bambino, e si sentono esiliate davanti a questa nuova vita fatta della loro vita,
abitata da pensieri estranei.
Ma nessun bambino è stato strappato più crudelmente e rapidamente da sua madre,
perché è Dio e supera in tutto, ciò che lei potrebbe immaginare.
Ma penso che ci siano anche altri momenti, rapidi e sfuggenti,
in cui lei sente che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio.
Lo guarda e pensa Questo Dio è il mio bambino.
Questa carne è la mia carne, è fatto di me,
ha i miei occhi e la forma della sua bocca, è simile alla mia,
mi assomiglia, è Dio e mi assomiglia”.
Nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per se sola,
un Dio piccolissimo da stringere tra le braccia
e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e che respira,
un Dio che si può toccare e che ride.
Ed è in quei momenti che dipingerei Maria se fossi un pittore.
(Jean Paul Sartre)


da http://www.mendicantedidio.it/