sabato 27 agosto 2011

Carcere a Munnever (Prigione di Bursa, Anatolia) di Nazim Hikmet



Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere

la mia città, la mia Istanbul mi mandasse

un cassone di cipresso, un cassone di sposa

se io l'aprissi facendo risuonare

la serratura di metallo: dccinnn ...

due rotoli di tela finissima

due paia di camicie

dei fazzoletti bianchi ricamati d'argento

dei fiori di lavanda nei sacchetti di seta

e tu

e se tu uscissi da lì

ti farei sedere sull'orlo del letto

ti metterei sotto i piedi la mia pelle di lupo

con la testa chinata e le mani giunte starei davanti a te

ti guarderei, gioia, ti guarderei stupito

come sei bella, Dio mio, come sei bella

l'aria e l'acqua d'Istanbul nel tuo sorriso

la voluttà della mia città nel tuo sguardo

o mia sultana, o mia signora, se tu lo permettessi

e se il tuo schiavo Nazim Hikmet l'osasse

sarebbe come se respirasse e baciasse

Istanbul sulla tua guancia

ma sta' attenta

sta' attenta a non dirmi "avvicinati"

mi sembra che se la tua mano toccasse la mia

cadrei morto sul pavimento.


di Nazim Hikmet


4 commenti:

  1. Bellissima cara Luigina una poesia che dedica tutto se stessi solo per amore,
    è proprio vero che l'amore è quella cosa meravigliosa che fa sognare.
    Buona domenica cara amica.
    Tomaso

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  2. Ad ogni, nuova per me,poesia di Hikmet che leggo trovo sempre piu' grande questo poeta, che si distingue in particolare per dignita' d'animo, amore per la sua terra, profonda e sensibile cultura.

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  3. E se questo non è amore...Un amore che non ha confini,non ha barriere,vive di cose comuni insieme a situazioni non ordinarie.
    Ed insieme amore per la sua Istanbul.

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  4. Com'è bella questa poesia Luigina cara, è così palpitante d'amore che leggerla mi ha dato un'emozione indicibile. Grazie! Un bacio

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