martedì 28 dicembre 2010

Christian Bobin, Francesco e l'infinitamente piccolo - brano


'Se si vuol conoscere un uomo, bisogna cercare colui verso il quale la sua vita è segretamente rivolta, colui al quale, più che a qualsiasi altro, egli parla, anche quando in apparenza si rivolge a noi. Tutto dipende da quest'altro che si è scelto. Tutto dipende da colui al quale si rivolge in silenzio, per ottenere la considerazione del quale ha messo insieme fatti e prove, per amore del quale ha fatto della sua vita quello che è ....
Quando si è innamorati si parla al proprio amore e a lui soltanto.  Ovunque, sempre. E che si dice al proprio amore? Gli si dice 'ti amo', che è come dire quasi niente - il quasi niente di un sorriso, il balbettio di un servo al padrone che gli dà tutto, mille volte tutto.

Christian Bobin, Francesco e l'infinitamente piccolo - brano

lunedì 27 dicembre 2010

Memoria e fedeltà di Dietrich Bonhoeffer


Con stupore, eccoci alla fine dell'anno. Da tempo ci siamo abituati a non contare su tempi lunghi. Non possiamo, del resto, e neppure lo dobbiamo. Ci basta imparare l'obbedienza ad ogni nuovo giorno.....Per questo chiediamo a Dio, ai cui occhi mille anni sono come un giorno, la grazia di farci restare, attraverso gli anni, annunciatori della sua potenza. Passano gli anni,passono le generazioni, ma la Parola di Dio non passa. Sì, noi siamo solamente un anello della catena.
Nondimeno, angoscioso e gioioso al tempo stesso, l'interrogatorio permane: quale generazione vivrà l'ultimo giorno? Amen. Sì, vieni presto, Signore Gesù.

Dietrich Bonhoeffer, Memorie e fedeltà

domenica 26 dicembre 2010

Henri J. M. Nouwen, Ho ascoltato il silenzio pp. 213-214


Come posso descrivere la notte santa? Come esprimere la moltitudine di emozioni e di idee che si affollano in questa celebrazione colma di giubilo?  Questa notte è l'adempimento di settimane di attesa, il ricordo del più intimo mistero della vita, la nascita di Dio in un mondo che muore; questa notte si piantano i semi della compassione, della libertà e della pace in una società aspra, priva di libertà e piena di odio; è la speranza nell'avvento di un mondo nuovo. E' tutto questo e molto, molto di più...In un certo modo, mi sento come se avessi ricevuto fra le braccia un bambino piccolo e indifeso, e mi fosse stato chiesto di portarlo con me, in un mondo che attende la venuta della luce. ......Oggi saranno nell'anima mia la piccolezza e la fragilità del bambino e la vastità della terra. So che, senza il bambino non avrei ragione divivere, ma so anche se non penetrerò sempre di più nelle sofferenze umane non potrò ubbidire alla chiamata di quella creatura.


HENRI J.M. NOUWEN, Ho ascoltato il silenzio ed. Queririana 1979 pp 213-214

martedì 21 dicembre 2010

Davanti al Presepio di Clemente Rebora

Merry Christmas
Merry Christmas Comments


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Dolce Amor, Cristo bello!
Il Signor del creato
è nato poverello
a far, chi vuol, beato.

Le Gerarchie superne
dal Ciel sono discese:
splendon, come lucerne
di fuoco ardente, accese,
le loro ali distese:
contemplando il bel Figlio
da sì candido giglio
ciascun prende colore,

con ineffabil rito
per nuovo amor fulgenti
fan nella notte invito
di pace a tutte genti:
con Dio vedendo muto
l'uomo, esultan nel canto
fusi inneggiando: - Santo,
Santo, Santo il Signore! -.

Nel fien giace, fasciato,
quel Re, di Croce ansioso:
qui in terra, imprigionato,
nostro Capo, e riposo,
Lui, nostro eterno Sposo:
per noi è nel patire:
col Suo Sangue, a gioire,
vuol sublimarci al Padre.

Madre del bel Bambino
che nelle braccia l'hai,
oh dacci il Piccolino,
per non lasciarlo mai!
a chi non sa pigliarlo
tu glielo accosterai
nessun voglia slegarlo
da te, dolce Maria.

Lasciam l'empie maniere,
pigliam la cortesia:
andiam tutti a vedere
Gesù. Quando dormiva
la terra e l'aria e il cielo
fiorir, rider faceva:
la carità da un velo
di grazia traspariva.

O nostra umanità
come sei ingrandita!
con la divinità
tu ti sei pur unita:
la Vergine Maria
ne resta sbigottita
e a noi peccatori
par che obbligata sia.

Dolce Amoor, Gesù buono
quanto sei ignorato!
ciascun, nel tuo perdono,
del Dono ti sia grato.

(adattamento da Jacopone da Todi) 1940 circa

dal libro Il tuo Natale di Clemente Rebora - ed. Interlinea

domenica 19 dicembre 2010

Gesù il Fedele - Il Natale di Clemente Rebora



 
I
Gesù il Fedele, Maestro di Fede:
verso il Padre, è fedele, a morire:
verso i Fratelli, è fedele, a vivere:
verso Se stesso, è fedele, a essere il Risorto.

Gesù il Fedele, in gracili forme
con grazia e con pace
dal Padre l'Erede mandato
ad assumere il peso
dell'universo che grava,
fino al sangue, per ogni verso,
di Colui che è, che era, e che è per venire:
Gesù il Testimonio fedele,
che ci ha amati e lavati dei nostri peccati
e ci ha col Sangue rifatti Regno
e Sacerdoti a Dio, Padre Suo:
Alfa e Omega, Principio e Fine,
Colui che è, che era, e che è per venire,
l'Onnipotente
L'Erede di tutto,
Egli che sulle nubi verrà - il tempo è vicino -
ogni occhi Lo vedrà,
anche coloro che Lo hanno trafitto:
Egli, il Bimbo diritto, venuto a rapire
quel che c'è di materno
nel cuore di pietra dell'uomo,
a farlo di plebeo dell'uomo,
a farlo di plebeo superno,
se avvenga che irrompa
e prorompa dal segreto
dello Spirito Santo, come Figlio,
unicamente amato,
il conoscimento del Padre.

II
Gesù il Fedele, e il Verace,
che giudica e combatte, giusto:
Re dei re e Signore dei dominanti;
Gesù il Fedele, il Verace che monta,
su tutti, un candido cavallo,
bianco cavallo ove son fuse in pace
la Tuttasanta Madre degli Amanti,
il Santo Padre guida gli erranti,
l'Eucarestia che chiama al Cielo i Santi:
troneggia il cavallo che in candido velo
è redimito di Sangue,
e il suo nome si chiama il Verbo di Dio:
formidabilmente vittorioso
contro il male che tenta e ritenta d'ogni parte,
e si riversa esangue:
Gesù il Fedele, che entra con giusto dolore
nel Regno dell'Amore,
trionfalmente entra nel Cielo
in tripudio acclamante:
Allelua!
E' entrato nel Regno
il Signore Dio nostro Onnipotente!
A Lui dando ogni gloria,
perché ha meritato le Nozze,
son venute le Nozze,
le Nozze dell'Agnello: Alleluia!
E piange su Lui
ogni tribù della terra:
piange su Lui con gioia contrita:
finito ogni lutto,
finita ogni guerra,
la morte assorbita in vittoria!
Nel bello radiante splendore
ogni uomo è fratello,
ogni cuore è ruscello
del bell'Amore Regale;
Beati coloro che sono i segnati,
alla Cena Nuziale dell'Agnello!

III
Gesù, il Fedele, il Verace, è il Giudice
che prese a esprimere visibile
nel giorno del Santo Natale
l'inesprimibile misericordia del Padre:
prese a raggiar malvisto nel volto sublime
la bellezza divina e materna compiendo:
e nuovo incanto di beltà pervase
con intimo fremito l'universo
fra linee terrene presagio di Cielo
per educarci lassù, al Paradiso;
ma prima ancora la Bontà rifulse,
accese d'esser buono il gran tormento,
accese d'esser buono un vasto incendio
che a somiglia divina
cresce e arde per ogni cuore
in carità di Dio trasfigurato:
cura d'una vita monda,
sete d'innocenza,
anelito di vergine scienza,
e devota attenzione presso il Bimbo,
attenzione devota al Fanciullo
fatto emblema d'ogni cosa pura,
sciolto problema d'ogni vita piena;
e infine salvifico effetto
sopra l'intero creato
a salvare già qui tutto l'uomo,
ciò che è nato nel mondo perituro
e portarlo sicuro al giudizio;
Gesù il Fedele,
il solo punto fermo nel moto dei tempi,
in sterminata serie di eventi:
il solo Santo che non manca mai,
che trascende dove ci comprende
e si fa dono in cima ai nostri guai
e pareggia la grazia col perdono:
vero Dio transumante
e a Deità aperto vero Uomo:
Egli, il Fedele per sempre,
Maestro vivente di Fede,
Egli che viene a Natale in peccato
per meritarci in maestà di gloria,
continuo avvento al termine segnato:
se non invano passiamo il breve tempo
come luce del Figlio Incarnato,
come frutti di dolce consiglio,
impegno amoroso di vita,
di vita del singolo unanime nel sengo,
vita raggiunta infinita,
in beata circolazione
dove l'impeto la porta
che ineffabilmente ovunque va non ritorna,
ma in desio del Padre universalmente procede,
nel fulgore del fuoco
tutti insieme gloriando
quali figli di Dio,
alleluiando al Padre,
al Figlio e allo Spirito Santo
che universalmente procede,
tutti insieme in gioco giocondo festando
quali in gaudio rapiti figli di Dio
nell'impeto che procede
su per la multanime fiamma
di fratelli nella Mamma Celeste,
i Fratelli di Gesù il Fedele.

da Il tuo Natale di Clemente Rebora - ed. Interlinea

domenica 12 dicembre 2010

..e ti porto con me di Carla Colombo

La ruga che solca la mia fronte
naviga nel mare dei ricordi
e lentamente trascina
il tempo andato
nella scia degli anni.

Sfoglio melanconica
il mio diario dalle pagine
ingiallite e ricamo
nel cuore attimi immensi.

Lascia che ora stringa
la tua mano nella mia
per lasciarti la leggerezza
dei giorni senza tempo.

Una sera di bruma
aprirò il mio diario
e sarò di nuovo con te
e la mia ruga allora
sarà un ricordo bellissimo.