lunedì 29 novembre 2010

Passeggiatina serale di Antonia Pozzi


Questa sera, un giretto nelle strade
dove le ultime case si diradano
per fare un pò di posto al cielo aperto.
La macchina procede lentamente,
ingoiando la propria luce; intorno,
tanti lumi lontani, sparsi e bassi
come chiazze di primule nei prati.
La luna, un pò arrossata, ha sulla bocca
una pezzuola di vapori chiari
e sembra una romantica damina
che  morda il fazzoletto ricamato,
in una crisi di violento pianto.

mercoledì 24 novembre 2010

Preparazione al Natale di Clemente Rebora

Quando si ama una persona lontana l'attesa si fa ansia. Tutto è attivo nell'attesa di Dio, per essere portati alla pienezza che entra nel disegno del Signore. Il Cristo vivo porta in alto l'umanità: noi siamo chiamati lassù dietro il disegno dell'Amore. Non bisogna vivere alla cieca, poiché il Signore viene inaspettatamente, non solo alla fine dei nostri giorni, ma ora, con la sua grazia, per vivere con noi, in contrasto talvolta col nostro atteggiamento determinato da delusioni, scoraggiamenti, contrarietà, ecc.


Questo stato o bisogno di attesa si capisce solo attraverso la fede. Quando si cred - essere arbitri di noi stessi è una credenza contraddetta dalla esperienza - si sente il valore che ha la grazia per noi. Il senso di attesa - perché nessuno sa quando arriverà il Figlio dell'uomo - che si esorta a vigilare sempre, colmato della virtù della perseveranza nelle opere buone, è quello che ci porterà a Dio. E' per questo che prendiamo in considerazione la figura di Lucia nei Promessi Sposi.

Alessandro Manzoni non è uno dei soliti scrittori. Nel suo libro è rispecchiata tutta l'umanità moderna; come la spiritualità cristiana nella Divina Commedia. Tutti siamo chiamati alle divine nozze. La figura di Lucia è un simbolo. In lei vi è coerenza perfetta al grazia del Battesimo: "prendi al lampada, perché quando verrà il Signor bisogna andargli incontro". Lucia vive la sua fede. Il tormento dell'anima è il bisogno della certezza di Dio. Quando l'anima non trova il punto di consistenza interiore, vaga verso soddisfazioni esteriori che restano vane, perché non corrispondono mai alla vera realtà interiore.

Lucia è promessa sposa. La violenza e la cupidigia di un signore impedisce il suo matrimonio. Il cristiano di poca fede, quando si trova dinanzia a difficoltà, cede e ricorre a mezzi umani per difendersi. Lucia, pure creatura debolissima (dove c'è innocenza c'è provvidenza), è ferma e fortissima nella sua fede e ne difende i principi. Le vie traverse del mondo (il matrimonio consigliato, al quale ella è spinta, suo malgrado, anche dalla madre, più conciliante, ricorrendo all'inganno) non la convincono: "se è male, perché farlo? e se non è male perché non prendere consiglio da padre Cristoforo?" (che per lei personifica l'integrità della Chiesa).

La fede dà una luce: è la grazia dello Spirito Santo che guida e fa trovare il filo di Arianna. La madre Agnese ha un cattolicesimo accomodante con l'amore per la figlia, ma di fronte alle difficoltà che ostacolano il fine terreno, sbaglia anche lei. Lucia è inflessibile e cede solo di fronte alla minaccia di un delitto da parte di Renzo. La protezione della "monaca per forza" fu altro disastro e davanti a questa suora - che non è suora per vocazione - Lucia arrossisce e quando è rapita si difende senza imprecazioni, ma sempre con estrema bontà, sebbene con tremore, e invoca con le lagrime, e infine prega, dice il rosario, e si acquieta nella fiducia in Dio.

C'è, poi, la grande desolazione provata nel castello dell'Innominato. Questi è colpito dall'atteggiamento della giovane e sente le parole: "son qui: mi ammazzi", che lei pronuncia con decisione, preferendo la morte a ciò che ella teme. Lucia passa la notte in preghiera e alla fine fa l'offerta suprema di sé e il voto di verginità, nella fiducia di essere esaudita dal Cielo. La fedeltà alla legge di Dio è il suo indirizzo sicuro. Appena fatta la rinuncia, una pace immensa invade la sua anima.

L'Innominato, invece, non dorme; una parola, soprattutto, della creatura che egli tormenta non gli dà pace: "fatelo in nome di Dio!". "Sempre questo Dio!" dice lui, stizzito e tormentato, mentre una voce interiore gli dice: "Io ci sono". Incomincia così l'esame della sua coscienza; egli rivede tutte le sue nefandezze, e man mano sente il desiderio di migliorarsi, e senti il bisogno di Dio. Al mattino, le campane e la presenza del cardinale Federico agiscono su di lui e sappiamo come tutto si svolge: la conversazione sua, laliberazione di Lucia, la peste, ecc.

Renzo, che ha cercato la giustizia con mezzi umani, arriva al Lazzaretto e s'incontra con padre Cristoforo che gli comunica la rinuncia di Lucia, alla quale egi si ribella. Il padre Cristoforo lo ammonisce severamente: "sciaguarato! tu vuoi far giustizia!" e, dinanzi a don Rodrigo, disfatto dalla peste, gli dice:"Dio attende da te il perdono per lui, che l'amore tuo di Dio entri nella sua povera anima devastata!" L'amore e la carità sono le grandi forze di Cristo. - Appena Renzo rinuncia a Lucia, la riacquista, e sono uniti in un modo ben più bello di prima: è l'amarsi con letizia pataca che viene dalla consapevolezza di aver fatto la volontà di Dio.

Chiediamo al Signore di poter vivere noi la disposizione d'animo d'animo di Lucia, come tipo della fede che oggi dobbiamo avere. Oggi si richiedono da noi forme eroiche, perché i contrasti ci sono e sono forti. Andare sempre per le vie diritte; il vero amore diventa coraggioso di fronte ai contrasti e alla tentazioni e ai pericoli. "Tutto passa, Dio solo non muta". Nulla ci sgomenti. E' questa la certezza che ci deve guidare e sostenere in tutte le difficoltà.

Ed ora concludiamo rileggendo insieme l'ultima parte del colloquio del cardinale Federico con don Abbondio: "Ricompriamo il tempo: la mezzanotte è vicina: lo Sposo non può tardare; teniamo accese le nostre lampade. Presentiamo a Dio i nostri cuori miseri, vuoti, perché Gli piaccia di riempirli di quella carità, che ripara al passato, che assicura l'avvenire, che teme e confida, piange e si rallegra, con sapienza: che diventa in ogni caso la virtù di cui abbiamo bisogno" (cap. XXVI).

Nel brano ora letto noi ritroviamo il succo del Vangelo:"Ricompriamo il tempo perduto..", né ricriminazioni, né altro. Presentiamo al Signore i nostri cuori vuoti, perché li riempia di carita, di quella carità che teme e confida, che ha timore di Dio, timore di aver offeso e di offendere la sua legge, che piange e si rallegra: recita il suo "Miserere" ed esprime il guadio del Signore che vive nei nostri cuori.

Padre Cristoforo, dopo aver sciolto Lucia dal suo vota, dice a lei e a Renzo: "Se Dio vi concede figliuli, abbiate in mira d'allevarli per Lui, d'istillare loro l'amore di Dio e di tutti gli uomini; e allora li guiderete bene in tutto il resto".

Meditiamo su questi concetti. Questa meditazione è una preparazione adeguata al Santo Natale.

(1948)



dal libro Il tuo Natale di Clemente Rebora

lunedì 22 novembre 2010

Verso Natale di Clemente Rebora


Dall'immobile veglia delle case
nasce il magro mattino invernale
in predilette contrade.
Una luna ghiacciata s'indugia
sopra i torpidi tetti
sorvolando mura chimeriche,
ricordi di valli nel cuore favolose,
di giardini dolenti d'amorosa pietà.
Nelle strade trasognate ancora
moti umani esitanti
tentano il vero. Sillabe appena, pure.
L'alto cielo intercede sordamente:
una violenza muta nell'intrico
d'immagini perdute.
Esce lo spazio dagli occhi risvegliati
lungamente temendo
la parola di lode. Cauta
la terra opererà il suo inizio, ancora.
Ora valgono i nomi nelle notti
nebbiose, nomi vaganti per le vie
toccate dal deserto Natale.
dal libro Il tuo Natale di Clemente Rebora




domenica 21 novembre 2010

Fra le mie dita di Emily Dickinson


(245)
Fra le mie dita tenevo un gioiello
quando mi addormentai.
La giornata era calda, era tedioso il vento
e dissi:-"Durerà"-

Sgridai al risveglio le dita incolpevoli,
la gemma era sparita -
Ora solo un ricordo di ametista
a me rimane.


sabato 13 novembre 2010

Avvicinandosi il Natale di Clemente Rebora


http://digilander.libero.it/mariaoggi/Annunciazione%20Giotto%20a.jpg


Oh Comunion vera e sol beata,

se con te, Cristo, sono crocifisso

quando nell'Ostia Santa m'inabisso!

Intollerabil vivere del mondo

a bene stare senza l'Ognibene!

Penitenza scansar, che penitenza!

Se ancor quaggiù mi vuoi, un giorno e un giorno,

con la tua Passion che vince il male,

Gesù Signore, dàmmi il tuo Natale

di fuoco interno nell'umano gelo,

tutta una pena in celestiale pace

che fa salva la gente e innamorata

del Cielo se nel cuore pur le parla.

O Croce o Croce o Croce tutta intera,

nel tuo abbraccio a trionfare di Circe,

sola sei buona e bella, e come vera!

Abbraccio della Madre, ove già vince

nel suo Figlio lo strazio che l'avvince.

1 dicembre 1955

dal libro Il tuo Natale di Clemente Rebora

venerdì 5 novembre 2010

Entro in questo amore come in una cattedrale di Maria Luisa Spaziani



Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l'unico,


il padre, il figlio, l'angelo e il demonio.

Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,

e le tue labbra restano evanescenti sogni.



Prima di entrare nella grande navata,

vivevo lieta, ero contenta di poco.

Ma il tuo fascio di luce, come un'immensa spada,

relega nel nulla tutto quanto non sei.


dal libro "La traversata dell'oasi" di Maria Luisa Spaziani

alt