domenica 21 febbraio 2010

SANTOS LOPEZ - Per entrare nel silenzio



Rivelazione e caos fissano un viaggio nel sogno:
Un bosco antico guida il mio cuore per la bellezza.
Riesco a vedere che trattengo il passo davanti a un ponte,
E oltre, sull'altra riva, la cosa che splende:
L'anilito potente, silenzio del silenzio.

da I cercatori d'acqua di Santos Lopez - ed. Jaca Book

sabato 20 febbraio 2010

TAGORE


C'è un poeta
nel cuore dell'universo!
Descrive sempre
la bellezza dei fiori,
cancella spesso
le insoddisfazioni dell'animo;
ma non riesce a far tacere mai
il grido di dolore.
dal libro Poesi di Rabindranath Tagore - da Sfulingo

EMILY DICKINSON


Un sepalo ed un petalo e una spina
in un comune mattino d'estate,
un fiasco di rugiada, un'ape o due,
una brezza,
un frullo in mezzo agli alberi.
Ed io sono una rosa!
(1858)

Fai ch'io per te sia l'estate
quando saran fuggiti i giorni estivi!
La tua musica quando il fanello
tacerà e il pettirosso!
A fiorire per te saprò sfuggire alla tomba
riseminando il mio splendore!
E tu coglimi, anemone,
tuo fiore per l'eterno!
(1858)

Per un istante d'estasi
noi paghiamo in angoscia
una misura esatta e trepidante
proporzionata all'estate.
Per un'ora diletta
compensi amari d'anni,
centesimi strappati con dolori,
scrigni pieni di lacrime.
(1859)

L'acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglie.
L'amore, da un'impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.
(1859)

dal libro Poesie di Emily Dickinson

giovedì 18 febbraio 2010

LOPE DE VEGA

Soliloquio quarto

Del mio abbandono, Signore,
dicone che v'affliggete;
ma se Dio per me s'affligge,
come non lo debbo amare?

Io pensavo che v'amavo,
solo perché v'avevo affetto;
ma che in tal modo operava,
er ben lungi da amarvi.

Dirvi parole d'amore,
che importa, tra i miei tanti errori?
I fatti, Signor, sono amore,
non già le buone parole!

Quando sarò, mio Signore,
tale qual Voi mi volete?
Se non v'amo e Voi m'amate,
di me e di Voi, che dirò?

Dirò di Voi: 'Siete Dio';
e di me, che non son uomo;
chè non merita tal nome
quei che non conosce Voi.

Ahimè, ciechi errori miei!
Signore, apritemi gli occhi
per vedere l'ira vostra
e i miei falli a ben capire!

Fate ch'io conosca bene
quanto corre tra me e Voi;
non badate a quel ch'io fui,
ma a quel ch'essere potrò.

Non celate il vostro viso,
Cristo, Giudice sovrano;
la mano avete inchiodata
ed alle spalle il bastone.

Quel che il mio peccato teme,
placa l'esser Voi il rimedio;
la vostra Croce ponete
tra la colpa e la vostra ira.

Se irato siete, mia Vita,
e come Dio siete forte,
lasciate ch'io mi nasconda
nel vostro stesso costato.

Se come Giobbe rispondo
e m'aspetterà l'inferno,
come potrò, Bene eterno,
starvi nel petto nascosto?

Ma lasciate pur ch'io v'entri,
chè, se lì, Dio mi trovate,
farete male a Voi stesso,
se il perdono non mi date.

Vita di tutta la vita,
non di tutta, chè fu folle;
ma vita di questa poca
che sì tardi a Voi si offre.

Eccomi, dolce Signore,
innamorato e confuso
per il tempo che ho negato
alla vostra beltà amore.

M'amate, se tanto v'amo;
non attendete il domani,
che in cener vana mi muti,
che rapisca il vento lieve.

Se mi cercherete allora,
forse non mi troverete,
chè Voi soltanto sapete
quale termine mi date.

Se sì grave è la mia colpa,
pare ch'io con Voi mi vanti;
perdonate se è oltraggiarvi
darvi la vita in compenso.

Voi sapete quant'è breve,
ed io so d'avervi offeso;
Voi sapete quel che ho un cuore,
ed io che siete pietoso.

Non perchè nutra fiducia,
ma perchè la fede insegna
che nel vostro sangue stesso
va riposta ogni speranza.

Se non temperate l'ira,
Signore, accettate intanto
questo mio dono di pianto
entro il piatto dei miei occhi.

Lope de Vega, Soliloqui di un'anima a Dio ed. Paoline

domenica 14 febbraio 2010

FEDERICO GARCIA LORCA - A Catalina Barcena

La tua voce è ombra di sogno.
Le tue parole
sono nell'aria addormentata
petali di rosa bianca.

Rendo omaggio ai tuoi capelli dorati,
al tuo sguardo profondo,
alla tua voce rannuvolata e triste
col mio mantello andaluso!

I tuoi occhi hanno la nebbia
delle mattine antiche;
dolci occhi sonnolenti,
impregnati di distanze.

Ascoltandoti si sente
dentro l'anima un lontano
rumore di tiepida fonte.

MARIA LUISA SPAZIANI - Tu, realtà e metafora


Tu, realtà e metafora, luminoso
corpo dal doppio segno. Tu moneta
d'inscindibile faccia, bianco cigno
che ingloba il suo riflesso.

Penso all'abbraccio, e all'improvviso scende
in acque buie il mio vascello ebbro.
Confluiscono oceani. L'energia,
duraturo arabesco di fulmine.

da La traversata dell'oasi di Maria Luisa Spaziani - ed. Mondadori

HERMANN HESSE - Sera d'aprile

Azzurro e fior di pesco

violetta e rosso vino,
come fioriva e ardeva
il fuoco vostro in me.

Tardi tornato a casa
alla finestra indugio,
sento venire i sogni,
il cuore trema in me.

Colma d'ansia e di vita
è l'anima tremante.
A chi la posso dare?
Amata, la do a te.

poesia dal libro Sull'amore di Hermann Hesse

HERMANN HESSE

Fantasia


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"Spesso penso che tutta la nostra arte sia soltanto un surrogato, faticoso e pagato dieci volte troppo caro, della vita non vissuta, dell'istintualità non vissuta, dell'amore non vissuto. Eppure non è così. E' tutt'altro. Si sopravvaluta la sensualità se si vede nella spiritualità solo il necessario surrogato di una sensualità carente. Il valore della sensualità non supera neppure di un capello quello dello spirito, e viceversa. Tutto è una cosa sola, tutto è ugualmente buono. Abbracciare una donna o scrivere una poesia non fa differenza. Purchè ci sia l'essenziale, l'amore, la pasisone, il rapimento, essere un monaco sul monte Athos o un viveur a Parigi è la medesima cosa."


"Ciò che mi avvantaggia nel campo del pensiero e dell'arte mi causa spesso delle difficoltà nella vita, specialmente con le donne, ed è questo: io non posso fissare il mio amore, non posso amare una cosa sola o una sola donna, ma devo amare in generale la vita e l'amore."

"Il principio di ogni arte è l'amore; valore e dimensione di ogni arte vengono soprattutto determinati dalla capacità d'amore dell'artista."

WILLIAM BLAKE Fata

Fantasia


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'Venite qui, miei Passeri,


O mie piccole lance.

Se una lacrima od un sorriso

Vuol lusingare un uomo,

Se un amoroso indugio

Un luminoso giorno annuvola,

Se al rumore d'un passo

Colpito è il cuore alla radice,

E' questo l'anello nuziale -

Fa d'ogni fata un re.'



Una Fata così cantava,

Dalle foglie balzai;

Saltò dal ramoscello

Per fuggirsene,

Nel cappello la colsi,

Presto sarà domestica.

Rida pure e anche pianga,

Ella è la mia Farfalla;

Le ho tolto il pungiglione

Dell'anello nuziale.

domenica 7 febbraio 2010

KAHLIL GIBRAN


foto di Giampaolo

I vostri figli non sono i vostri figli.
Essi sono i figli e le figlie del desiderio che la
vita ha di se stessa.
Essi arrivano grazie a voi, ma non da voi,
e sebbene siano con voi, non vi
appartengono affatto.
Potete donare loro il vostro amore, ma non
i vostri pensieri.
Perché essi posseggono i loro pensieri.
Potere dare una casa ai loro corpi ma non
alle loro anime,
perché le loro anime hanno dimora nella
casa del domani, che voi nemmeno in
sogno potete visitare.
Potete sforzarvi di farvi simili a loro, ma non
pretendete di renderli simili a voi.
Perché la vita non va all'indietro né indugia
su ciò che è stato.

(Kahlil Gibran)

NAZIM HIKMET Alle porte di Madrid

Fantasia
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Non ascoltare le voci dell sfere dell'aldilà,
né intrecciare nella trama delle righe
'poesie ermetiche'
né cercare
con pazienza di orafo
rime graziose
e fini espressioni,
stasera, grazie al cielo, io sto più su
di tutto ciò.

Stasera io
sono un cantastorie di strada.
La mia voce è semplice, senza artifici,
e tu
non puoi udire la mia canzone...
E' notte.
Nevica.
Tu sei alle porte di Madrid.
Davanti a te hai l'armata dei nemici,
che è venuta per uccidere
tutto ciò che c'è di più bello:
la libertà,
il sogno,
la speranza
e i ragazzi.

E nevica,
E forse,
i tuoi piedi nudi gelano.
Nevica...
Ed ecco,
in quest'istante
che io penso a te con tutto il mio cuore,
forse
una pallottola spezzerà la tua vita
e per te non ci sarà più
neve
né vento
né notte
né giorno...

E nevica.
So
che anche prima di gridare
'No pasaran'
e di montare la guardia
alle porte di Madrid,
tu esistevi!
Chi eri,
di dove sei venuto?
Forse dalla miniere delle Asturie?
Forse
una benda insanguinata sulla tua fronte
ha coperto
una ferita che ti sei presa al Nord?
Forse
sei tu quello che per ultimo
sparò nella notte che gli junker
bombardavano Bilbao?
O servivi come bracciante
nelle tenute di un qualche
conte Fernando Valesquero di Cortolon?
O avevi una botteguccia
alla Porta del Sole
e vendevi la frutta dai colori spagnoli?
Forse, non avevi alcun talento,
o forse avevi una bella voce?
O eri uno studente,
un futuro giurista,
e i tuoi libri
sotto i cingoli d'un carro armato italino
son rimasti
nella città universitaria?
Forse non credevi in Dio,
e forse invece portavi una piccola croce di rame
a un cordino di seta?

Chi sei,
come ti chiami,
quanti anni hai?
Non ho visto la tua faccia,
e non la vedrò.
Forse
essa ricorda le facce di quelli
che batterono le bande di Kolciak in Siberia?
O, in qualche tratto,
tu ricordi coloro
che son caduti
a Domlupinar?
O somiglia a Robespierre?
Non hai udito il mio nome,
e non l'udrai.
Tra noi due, fratello,
ci sono i mari e i monti,
e le mie maledette catene,
e le prescrizioni
del comitato di non intervento...
Non posso venire da te,
non posso mandarti di qui
né una cassa di cartucce
né uova
né un paio di calze di lana...

So
che in questo gelo
i tuoi piedi nudi,
là, alle porte di Madrid,
come due bimbi
gelano al vento...
E so
che tutto ciò che in questo mondo
c'è di grande
e di bello,
tutto ciò che sarà fatto dagli uomini,-
tutta la Verità futura
e la Grandezza,
che io aspetto con tanta ansia nel cuore, -
tutto questo riluce nei tuoi occhi,
sentinella mia,
stanotte alle porte di Madrid...
Es so
che oggi non posso,
come non potei ieri
e non potrò domani,
fare nient'altro
che pensare a te
e amarti!

mercoledì 3 febbraio 2010

VITTORIO SERENI - Sul tavolo tondo di sasso

Sul tavolo tondo di sasso
due versi a matita, parole
per musica fiorite su una festa.
Di occhi ardenti, di capelli castani?
Come fu quel tuo giorno, e tu com'eri?

E oggi qui attorno la quiete
dei vetri indifferenti, oggi il minuto
sfaccendare dei passeri là fuori.

martedì 2 febbraio 2010

PABLO NERUDA - Arte poetica

Tra ombra e spazio, tra guarnigioni e fanciulle,
dotato di un cuore singolare e di sogni funesti,
vertiginosamente pallido, smorto nella fronte,
e con lutto di vedovo furioso per ogni giorno di vita,
ahi per ogni acqua invisibile che bevo sonnolento
e di tutti i suoni che accolgo trepidando,
ho la stessa sete assente e la stessa febbre fredda,
un udito che nasce, un'angustia indiretta,
quasi arrivassero ladri o fantasmi,
e in un guscio di estensione fissa e profonda,
come un cameriere umiliato, come una campana
un pò fioca,
come un'antico specchio, come un tanfo di casa sola
in cui gli ospiti entrano di notte perdutamente ubriachi,
e che un afrore di biancheria buttata per  terra e
un'assenza di fiori
- o forse in modo diverso, ancor meno malinconico -.
ma, a dire il vero, di colpo, il vento che frusta il mio
petto,
le notti di sostanza cadute nella mia camera,
il brusio di un giorno che brucia con sacrificio
mi chiedono quant'ho di profetico, con malinconia,
e un ecceso di oggetti che chiamano senza risposta
c'è ancora e un moto senza tregua e un nome confuso.