martedì 2 febbraio 2010

PABLO NERUDA - Arte poetica

Tra ombra e spazio, tra guarnigioni e fanciulle,
dotato di un cuore singolare e di sogni funesti,
vertiginosamente pallido, smorto nella fronte,
e con lutto di vedovo furioso per ogni giorno di vita,
ahi per ogni acqua invisibile che bevo sonnolento
e di tutti i suoni che accolgo trepidando,
ho la stessa sete assente e la stessa febbre fredda,
un udito che nasce, un'angustia indiretta,
quasi arrivassero ladri o fantasmi,
e in un guscio di estensione fissa e profonda,
come un cameriere umiliato, come una campana
un pò fioca,
come un'antico specchio, come un tanfo di casa sola
in cui gli ospiti entrano di notte perdutamente ubriachi,
e che un afrore di biancheria buttata per  terra e
un'assenza di fiori
- o forse in modo diverso, ancor meno malinconico -.
ma, a dire il vero, di colpo, il vento che frusta il mio
petto,
le notti di sostanza cadute nella mia camera,
il brusio di un giorno che brucia con sacrificio
mi chiedono quant'ho di profetico, con malinconia,
e un ecceso di oggetti che chiamano senza risposta
c'è ancora e un moto senza tregua e un nome confuso.

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