giovedì 18 febbraio 2010

LOPE DE VEGA

Soliloquio quarto

Del mio abbandono, Signore,
dicone che v'affliggete;
ma se Dio per me s'affligge,
come non lo debbo amare?

Io pensavo che v'amavo,
solo perché v'avevo affetto;
ma che in tal modo operava,
er ben lungi da amarvi.

Dirvi parole d'amore,
che importa, tra i miei tanti errori?
I fatti, Signor, sono amore,
non già le buone parole!

Quando sarò, mio Signore,
tale qual Voi mi volete?
Se non v'amo e Voi m'amate,
di me e di Voi, che dirò?

Dirò di Voi: 'Siete Dio';
e di me, che non son uomo;
chè non merita tal nome
quei che non conosce Voi.

Ahimè, ciechi errori miei!
Signore, apritemi gli occhi
per vedere l'ira vostra
e i miei falli a ben capire!

Fate ch'io conosca bene
quanto corre tra me e Voi;
non badate a quel ch'io fui,
ma a quel ch'essere potrò.

Non celate il vostro viso,
Cristo, Giudice sovrano;
la mano avete inchiodata
ed alle spalle il bastone.

Quel che il mio peccato teme,
placa l'esser Voi il rimedio;
la vostra Croce ponete
tra la colpa e la vostra ira.

Se irato siete, mia Vita,
e come Dio siete forte,
lasciate ch'io mi nasconda
nel vostro stesso costato.

Se come Giobbe rispondo
e m'aspetterà l'inferno,
come potrò, Bene eterno,
starvi nel petto nascosto?

Ma lasciate pur ch'io v'entri,
chè, se lì, Dio mi trovate,
farete male a Voi stesso,
se il perdono non mi date.

Vita di tutta la vita,
non di tutta, chè fu folle;
ma vita di questa poca
che sì tardi a Voi si offre.

Eccomi, dolce Signore,
innamorato e confuso
per il tempo che ho negato
alla vostra beltà amore.

M'amate, se tanto v'amo;
non attendete il domani,
che in cener vana mi muti,
che rapisca il vento lieve.

Se mi cercherete allora,
forse non mi troverete,
chè Voi soltanto sapete
quale termine mi date.

Se sì grave è la mia colpa,
pare ch'io con Voi mi vanti;
perdonate se è oltraggiarvi
darvi la vita in compenso.

Voi sapete quant'è breve,
ed io so d'avervi offeso;
Voi sapete quel che ho un cuore,
ed io che siete pietoso.

Non perchè nutra fiducia,
ma perchè la fede insegna
che nel vostro sangue stesso
va riposta ogni speranza.

Se non temperate l'ira,
Signore, accettate intanto
questo mio dono di pianto
entro il piatto dei miei occhi.

Lope de Vega, Soliloqui di un'anima a Dio ed. Paoline

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